Quando si acquista un’auto nuova, è tutto indubbiamente più facile. Il motore ha 0 km, come il cambio, gli interni e gli esterni. È tutto ovviamente immacolato, pronto a essere utilizzato per la prima volta. Non si hanno dubbi su chi l’ha tenuta prima (anche perché, prima di te c’è solo la casa madre), ma soprattutto non si hanno perplessità su com’è stata mantenuta.
Se invece si guarda a una vettura usata, cambiano le carte in tavola: si vede lo stato d’uso al momento dell’acquisto, ma non si sa nulla sul prima. E, di conseguenza, si sa ancora meno sul dopo. Ma alcune accortezze possono dare una mano nel gestire il momento critico.
Abbiamo recentemente parlato delle 5 domande fondamentali da porsi prima dell’acquisto di una vettura usata, ma quali sono gli step manutentivi su un’auto di seconda mano?
L’olio, punto di partenza e non di arrivo

La prima cosa a cui si guarda è spesso la manutenzione ordinaria. Il concetto di tagliandi regolari fa stare tranquilli, ancor di più se sono stati eseguiti dalla casa madre. Certo, bisognerebbe considerare che quest’espressione non ha un’unica interpretazione e quindi c’è da capire cosa si intende, ma tant’è. Che siano state seguite le indicazioni del libretto (che ogni tanto “esagerano” sugli intervalli, ma che rappresentano comunque un benchmark accettabile) o che si sia andato per buon senso, l’importante è che tutto questo possa essere dimostrabile.
Anche perché non si può capire solo dal controllo visivo la storia dell’auto: è importante che l’olio non sia troppo nero (anche se sui diesel è facile la contaminazione, quindi anche qui forse si fa un passo indietro), che sia al giusto livello e che non ci sia traccia di emulsione né sul tappo né sull’astina; ma questo, come detto, dà un’indicazione dell’oggi e non di ciò che è stato fatto ieri. E quindi andare a ritroso serve, anche per capire se è stato utilizzato un olio di qualità e adeguato per la vettura che si sta visionando. Quello consigliato da casa madre, per esempio. Ma per capirne di più sulle varie sigle di lubrificanti, c’è un articolo dedicato.
Manutenzione ordinaria, ma cosa significa?

L’olio è solo uno dei tasselli che comprendono quello che viene definito come tagliando. Da sostituire, infatti, non c’è solo il lubrificante, ma tutta una serie di componenti che vanno regolarmente cambiati, a partire dai filtri. Quello olio, quello aria (per far respirare meglio il motore) e quello abitacolo (per far respirare meglio gli occupanti). Si entra poi in una specie di “zona grigia”, di interventi che devono essere eseguiti meno frequentemente, ma che comunque non rientrano nella manutenzione straordinaria.
A partire dalle candele, fino ad arrivare al liquido freni e all’antigelo (che sono comunque soggetti a degrado e quindi è bene sostituire di tanto in tanto), passando per le bobine e per il filtro carburante. Più di sovente un tema sul gasolio, più raro (se non assente su quei veicoli che lo integrano nella pompa) sulle auto a benzina. Ma non per questo, meno importante. Pezzi di un puzzle, che bisogna costruire quando si controlla lo storico. Perché se un tassello manca, è una spesa che si va ad aggiungere.
Freni e gomme, l’occhio fa la sua parte

Qualcosa si può anche verificare “con gli occhi”, senza dover fra l’altro far troppo affidamento su quello che è lo storico. A partire dalle gomme. Marca e stato del battistrada (sfruttando il check della monetina, o gli strumenti che si trovano in vendita online) sono un buon punto di partenza, ma si può andare oltre cercando il DOT, ossia la data di produzione degli pneumatici. Quattro numeri incorniciati in un ovale che indicano il mese e l’anno, e che sono tanto fondamentali quanto lo stato d’usura: una gomma vecchia è tanto pericolosa quanto una malandata. E quindi è una spesa da affrontare.
E, concentrandosi sul gruppo ruota, c’è anche da dare uno sguardo allo stato d’uso dei freni. Prima di tutto guardando ai dischi, controllando che la superficie sia liscia e non estremamente consumata, spostandosi poi sulle pastiglie. Anche lì, è bene controllare che ci sia ancora materiale, ancora ciccia, in modo da non doversi confrontare subito dopo l’acquisto con una “scappata” dal meccanico per sostituirle.
Distribuzione e frizione (e tutti gli interventi straordinari)

Nella vita di una macchina, ci sono i guasti e ci sono gli interventi preventivi. E la distribuzione, se fatta per tempo, può essere parte del secondo gruppo. La cinghia (e più in particolare quella a bagno d’olio) ha bisogno di intervalli di sostituzione più stretti, visto comunque che si parla di un componente di gomma, mentre la catena può andare avanti molto, molto di più. Qualcuno dice in eterno. In realtà, è sempre bene tenere le orecchie attente e verificare che (soprattutto in accensione) non ci siano rumori strani che indicano che questa si è allungata. Precauzioni che evitano che la rottura durante la marcia porti a un danno catastrofico.
E con la frizione si può fare un ragionamento simile. Un componente che è soggetto a usura, che va sostituito nell’ambito di quella che si chiama manutenzione straordinaria, ma che può “essere preso per tempo” per evitare di rimanere fermi a bordo strada in attesa di un carro attrezzi. La serenità la può dare lo storico, ma le auto è sempre meglio provarle. Ed è durante il test su strada che ci si può fare un’idea del suo stato di salute. Sembra staccare bene? Le marce entrano fluide? Non è troppo dura e rimane modulabile? Bene, allora si può già stare più tranquilli.
Problemi comuni, è sempre bene informarsi

Consigli generali vanno sempre applicati alla singola autovettura. E così facendo si potrebbe scoprire che quel modello che si sta guardando con particolare attenzione ha dei punti deboli, problemi comuni a molti esemplari. Se sono stati oggetto di richiamo, è sufficiente verificare tramite numero di telaio che quella vettura rientri nella campagna e che si sia recata correttamente in officina per eseguire l’aggiornamento del componente. La UNRAE facilita l’accesso agli sportelli dedicati delle singole case madri.
Se però non c’è stata nessuna campagna di richiamo, la faccenda si fa più complicata. Innanzitutto, perché bisogna conoscere la problematica. E in secondo luogo, perché a seconda del caso si deve procedere in maniera diversa. Una verifica visiva, oppure un documento che confermi la risoluzione del problema. Insomma, ogni caso vive una storia a sé. L’importante è informarsi su ciò che si sta andando ad acquistare, anche se non è sempre facile documentarsi a tal proposito.
Il chilometraggio, un’arma a doppio taglio

Forse la prima variabile quando si guarda un’auto usata è il chilometraggio. Innanzitutto è buona cosa provare a verificare che questo sia reale: ci sono diversi portali per controllare le revisioni precedenti, ci sono anche alcune app che permettono di controllare lo storico della vettura. Ma un buon check passa anche da ciò che si vede: interni, esterni, dettagli devono sembrare “coerenti” con i chilometri. È chiaro che l’usura eccezionale capita, ma troppi elementi con un’usura superiore a quella che ci si aspetterebbe sono già una red flag.
Ma auto con pochi chilometri non significa necessariamente esemplare più affidabile. Chiaro, bisogna immaginare che tutti i componenti (non sostituiti) di un’auto con 200.000 km hanno, effettivamente 200.000 km. Motore, cambio, braccetti, insomma è sicuramente una discriminante: ma un alto chilometraggio potrebbe anche significare una manutenzione molto attenta e molti interventi straordinari già eseguiti. E allora la storia potrebbe cambiare. Insomma, non è tutto oro ciò che luccica. Si tratta più che altro di un tassello di un puzzle che si può però completare in molti modi diversi.
Il test su strada, momento della verità

Tutti aspetti che si possono sicuramente verificare con auto ferma, con il test su strada che diventa il banco di prova definitivo per l’auto che si sta visionando. Si accende senza fare rumori strani con nessuna spia sul cruscotto? Questo è già un ottimo segnale, ma in movimento si può e si deve verificare che l’idillio continui. Buche, pavé e sobbalzi possono dare una mano a capire lo stato d’uso delle sospensioni (sia per ammortizzatori, sia per quanto riguarda braccetti e tiranti sterzo).
Attenzione però, perché i rumori hanno gravità (e costi di riparazione) molto diversi. Un eccessivo rumore di aspirazione potrebbe essere causato da una lesione nel manicotto dell’aspirazione (che essendo in gomma è comunque delicato) e sistemarlo avrebbe una spesa ben inferiore a un battito metallico causato dall’usura eccessiva delle bronzine. Se si nota qualcosa, è bene provare a capire che tipo di suono si sta ascoltando e da dove potrebbe venire: parte alta o bassa del motore, oppure qualcosa di esterno al monoblocco?
Ma nel momento in cui ci si mette dietro al volante, si deve verificare che tutto funzioni nella maniera corretta. L’aria condizionata, la radio, il navigatore, tutti gli optional dell’auto: si deve controllare che vadano come devono andare. E quindi è bene provarli tutti. Inserire il Cruise Control, il Lane Assist, provare i sensori di parcheggio e la retrocamera. Un’occasione per toccare con mano anche la vita quotidiana con quella vettura. E se tutto è andato bene, allora non rimane che prenotare il passaggio di proprietà.

