Full-hybrid, mild, plug-in, range extender, prima di tutto questo c’era solo la tecnologia Toyota portata con la Prius nel lontano 1997. A quasi trent’anni da quella che è diventata una pietra miliare dell’automotive, sono sempre di più i clienti che scelgono questo tipo di alimentazione.
Ma il timore più “sotteso” è quello che il sistema possa essere fragile e che, a pochi mesi dall’acquisto di una vettura ibrida (soprattutto se usata), ci si debba confrontare con un lavoro (e una spesa) davvero importante. E la piccola di casa Lexus, la CT200h, può essere la risposta giusta: stesso 1.8 con tecnologia Hybrid Sinergy Drive, ma un abito più “raffinato”.
Il design

Quando uscì nel 2011, per Lexus rappresentò un passo nella direzione del segmento C: dopo aver rappresentato il punto di riferimento per SUV e berline di lusso, il tentativo era di portare lo stesso mood anche in questo contesto. La base è quella della Prius, ma il risultato è qualcosa di profondamente diverso. Le linee sono tese, sicuramente più convenzionali rispetto alla sorella di Toyota, con un frontale affilato e aggressivo. Baffo cromato, sul primo restyling, con la calandra che con le successive versioni si avvicinerà sempre di più alle altre vetture del brand giapponese.






Specchi grandi, minigonne che abbassano il corpo vettura, con le più accessoriate F-sport che si prendono un body-kit ancora più aggressivo. Una linea del tetto che scende, dando a questa segmento C da oltre 4,30 metri di lunghezza per 1,76 di larghezza una bella presenza su strada. Il lunotto è piccolo (reso più grande dai montanti scuri), a differenza del paraurti posteriore, che “riassume” la tensione delle linee e delle geometrie di tutta la CT200h. E se per le prime generazioni arrivano fari “clear” (molto anni 2000), dal 2018 la doppia striscia di LED verrà abbandonata a favore di un design ancora più moderno.
Gli interni

Nel corso degli anni Lexus ha aggiornato la sua “piccola”, portando sempre qualche aggiornamento anche negli interni. Si tratta di dettagli che si sono evoluti, ma il brand giapponese ha voluto mantenere l’animo e la struttura della CT200h, che anche dentro si distacca ampiamente dalla Prius. La base è ovviamente il comfort, con sedili in tessuto (o in pelle, a seconda dell’allestimento) molto comodi; c’è un tunnel che ti avvolge, ci sono pannelli porta ben rifiniti. La plancia è tagliata in due da una modanatura e dai comandi del clima: in basso la leva del cambio, il selettore delle modalità di guida e la radio (con tutta la pulsantiera per controllarla), in alto (l’eventuale) infotainment.






Volante verticale, un cockpit semplice che cambia nella colorazione a seconda della modalità di guida selezionata: dal blu al rosso, con il contagiri che appare in Sport. Interessante la scelta di porre lo schermo di visualizzazione della retrocamera all’interno dello specchietto, mentre qualche “dubbio” rimane per quanto riguarda i passeggeri posteriori (soprattutto per la testa, vista la forma del tetto) e per i bagagli; la presenza del pacco batterie proprio fra il divanetto e l’area di carico “sacrifica” il bagagliaio: si parte da 275 litri e si arriva fino a 985, anche se il doppiofondo garantisce comunque 100 litri aggiuntivi.
Le versioni disponibili

Un unico motore, 136 CV e 280 Nm di coppia garantiti dal 1.8 2ZR-FXE a Ciclo Atkinson da 99 CV e da un singolo motore elettrico da 82 CV e 207 Nm, tutti trasmessi alle ruote anteriori. Un solo CVT disponibile, stesse prestazioni per tutte le varie versioni disponibili: 0-100 km/h coperto in 10,3 secondi e una velocità massima di 180 km/h. Le differenze principali, per quanto riguarda la CT200h, arrivano dagli aggiornamenti che la piccola di Lexus ha accolto nel corso degli anni e dai vari allestimenti disponibili.
Da un lato c’è stata una revisione dell’estetica, con nuovi paraurti e gruppi ottici, dall’altro la pelle, il riscaldamento dei sedili e le regolazioni elettriche, oltre agli schermi (sempre migliorati) che arrivano a mano a mano che si scala il listino Lexus. Di base c’è già tanto, ma manca il display centrale che negli anni ha subito qualche modifica. Dai touch con controllo dal “mouse” sulla plancia, passando anche per il TomTom delle versioni business. Si arriva poi alle F-Sport, riconoscibili rispetto alle altre per un body-kit più aggressivo, un’idea su come sarebbe potuta essere una versione pepata della CT200h (che non è mai arrivata).
L’affidabilità

Lexus (e Toyota) sono da sempre sinonimo di affidabilità: il 1.8 accoppiato all’Hybrid Sinergy Drive è stato per decenni il punto fermo del brand giapponese, garantendo su Prius, Prius+ e Auris, oltre che sulla CT200h, un prodotto di riferimento per chi fa tanti chilometri, soprattutto in città. Per i consumi, certamente, ma anche per quanto riguarda la solidità sia del termico, sia dell’elettrico. Per entrambi, però, ci sono da fare delle considerazioni: sul primo, si segnalano (in realtà soprattutto negli Stati Uniti) problemi alle guarnizioni di testa; sul secondo, c’è il grande punto di domanda sulla vita rimanente della batteria.
La sostituzione delle celle non è economica (si parla di oltre 2.000€) e, con la batteria a un livello critico, ovviamente la guida (sia a livello di prestazioni, ma soprattutto a livello di consumi) non può che essere diversa. Il cambio, d’altro canto, non sembra essere “critico”: solito CVT dei sistemi ibridi Toyota, aggiornato nel corso degli anni per renderlo più coinvolgente, cercando di eliminare l’effetto scooter tipico di questa trasmissione. Una soluzione tecnica che non soffre di particolari problemi, se non il poco divertimento che riesce a garantire. Ma una Lexus CT200h non si compra principalmente per questo.
Prova su strada

Se si pensa a Lexus, si pensa a una vettura premium che riesce a trasferire la sensazione dalla qualità costruttiva alla dinamica di guida. Se ci si siede al volante di una qualsiasi auto del brand giapponese, si nota come l’attenzione riservata a ciò che si vede e si tocca si riflette anche nel modo in cui si muove la vettura, pur con i dovuti disclaimer. La CT200h non fa eccezione, perché ogni comando che le si dà sembra essere stato sviluppato in modo attento: il volante è preciso, la taratura delle sospensioni garantisce un ottimo livello di comfort, ma anche una buona stabilità ad andature più allegre.
I 136 CV del 1.8 sono sufficienti a darle il giusto brio, come anche il sistema ibrido che dà una mano nel traffico cittadino. La tecnologia della segmento C giapponese comincia ad avere qualche anno sulle spalle, con il pacco batterie di tipo NiMH da 1,3 kWh che garantisce una percorrenza in elettrico molto limitata, ma che comunque permette un ottimo spunto al semaforo. La CT200h non è un’auto “da sparo sul dritto”, ma una vettura che, dal 2011 a oggi, ha saputo regalare un’idea di premium a un costo tutto sommato contenuto.
Il limite vero e proprio arriva dal cambio, forse ciò che è invecchiato “peggio”: il CVT, soprattutto con la taratura delle primissime versioni, è il “solito”, con questo effetto scooter che toglie un po’ di emozioni e che più di tutti va a dimostrare l’età di una vettura che tutto sommato è invecchiata molto bene. Il feeling che garantisce è familiare, non sicuramente amarcord, ma comunque sincero: gli oltre 1.410 kg non sono pochissimi, ma non definiscono in maniera negativa la dinamica di guida della CT200h. Cruise e retrocamera sono presenti su tutte le versioni fin dal 2011, mentre mancano tutti gli ADAS delle Lexus di oggi.
I consumi

Anche con una guida molto allegra, la CT200h fa fatica a scendere sotto i 15,5 km/l. Un dato importante, destinato a salire considerevolmente quando si adotta uno stile più conservativo. In città la segmento C di Lexus può toccare anche i 18 km/l, con il consumo extraurbano che si attesta fra i 20 e 21 km/l.
È forse l’ambiente autostradale quello in cui l’ibrida giapponese soffre di più: il sistema full-hybrid di Toyota, infatti, non riesce quasi mai a sfruttare l’elettrico a 130 km/h, con le percorrenze che si attestano sui 16,8 km/l. Si tratta comunque di dati soddisfacenti, che dimostrano come quest’auto possa dimostrarsi adatta a tutte le situazioni.
Lexus CT200h: ha senso comprarla?

La domanda ora è: che senso ha scegliere lei invece di una Auris? C’è un aspetto meramente tecnico (le soluzioni della CT200h sono le stesse della Prius, più collaudate e apprezzate, soprattutto a livello di raffreddamento del pacco batteria, rispetto a quelle della hatchback), ma c’è anche la sensazione di trovarsi su una vettura “premium”. E una risposta simile la si riceverebbe confrontandosi proprio con la Prius, di cui si deve apprezzare anche uno stile a tratti particolare.
Ad oggi, per una CT200h si parte dai 5.000€ per gli esemplari più vecchi e utilizzati, fino ad arrivare a oltre 20.000 per le vetture più fresche e accessoriate. Una forbice ampia, che bisogna però saper leggere: se infatti i chilometri sono già una discriminante per le vetture “convenzionali”, questo ha ancor valore per le ibride. La possibilità di trovarsi con una batteria non più efficiente esiste e i costi per sostituirla (o ripristinarla) sono elevati. Ci sono dei sistemi che permettono di valutare, grazie a una semplice presa OBD 2, lo stato di salute dell’accumulatore, fornendo già un primo aiuto all’acquisto.
C’è poi tutto il tema della manutenzione legata al sistema ibrido (ad esempio, la pulizia delle ventole è economica ma fondamentale), senza però dimenticarsi di ciò che va fatto al termico e a tutto ciò che c’è intorno. A livello estetico, infine, occhio in particolare modo alle vetture bianche: il colore di Lexus è molto bello (perlato, triplo strato), ma quando bisogna riverniciare il tipo di vernice utilizzato rende anche il materiale più costoso. La CT200h, insomma, rappresenta un’alternativa per chi vuole affidabilità Toyota con un pizzico di comfort in più, senza tuttavia doversi avventurare in spese importanti.

