Xiaomi auto, l’Europa è sempre più vicina (ma non così economica)

Xiaomi auto, l’Europa è sempre più vicina (ma non così economica)

In patria la definiscono l’Apple cinese. Xiaomi rappresenta per la Cina un polo industriale importantissimo, sia per quanto riguarda la tecnologia, sia, negli ultimi anni, per quanto riguarda le auto. E mentre i telefoni (e non solo) sono già disponibili fuori dai confini nazionali, i prodotti a quattro ruote sono rimasti sempre lontani dal Vecchio Continente. Anche se l’azienda si è mossa “sottotraccia”, in preparazione a un debutto che è ormai vicinissimo.

Un colosso in Cina

Xiaomi SU7

Nel 2021 arrivano le prime notizie su un interesse da parte di Xiaomi verso il settore automotive. Una scelta che si traduce in realtà tre anni dopo, quando l’azienda cinese presenta l’SU7, una berlina full–electric che è però destinata unicamente al mercato interno. I volumi di vendita, però, sono da subito ottimi, con la gamma che lentamente si programma di arricchire.

In due anni vengono registrate 700.000 vendite, un dato importante se considerato soprattutto in un mercato così affollato e competitivo come quello cinese. Le ragioni del successo, però, non riguardano solo il prodotto offerto, ma anche e soprattutto il nome che Xiaomi ha in Cina: un brand affermato, una clientela fidelizzata, che ha voluto spostarsi sulle auto dopo aver toccato con mano altri prodotti dell’azienda.

Le difficoltà e le soluzioni

Xiaomi SU7 Ultra

In Europa, però, è tutta un’altra storia. Manca una fan base, manca una clientela o una percezione generale di “impero”. E c’è anche il problema dei dazi sulle elettriche cinese, con un’impennata dei prezzi che il South China Morning Post stima in un +45,3% rispetto al listino in patria. Eppure, le auto di Xiaomi hanno bisogno, almeno all’inizio, di costare poco e offrire tanto, perché è solo così che si può attrarre il pubblico verso qualcosa di sconosciuto.

Nel frattempo, però, l’azienda cinese ha mosso i primi passi nel Vecchio Continente, entrando in contatto soprattutto con gli ambienti tedeschi. A Monaco, dove c’è un grosso centro di ricerca e sviluppo, e in giro per il Paese, stringendo accordi con LUEG Mobility GmbH, Emil Frey Germany e altre sei reti di concessionari. L’obiettivo è entrare “nel cuore” dei consumatori, appoggiandosi a aziende che sono conosciute (e ritenute affidabili) sul territorio e permettendo ai clienti di toccare con mano i prodotti prima di spenderci i propri soldi. L’obiettivo? Cominciare già a esportare nel 2027.

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