Hyundai i20, spaziosa e divertente: è la segmento B migliore sul mercato?

Hyundai i20, spaziosa e divertente: è la segmento B migliore sul mercato?

Squadra che vince non si cambia. O almeno, così diceva il detto. E così ha deciso di fare Hyundai che, per l’ultimo restyling della i20, non ha voluto modificare la formula della sua segmento B. Proposta ancora una volta con il 1.0 tre cilindri e con le stesse forme sportiveggianti che si ribadiscono anche nel modo in cui la coreana si comporta su strada. Certo, non è la N, non ha i cavalli del 1.6 e la velocità sul dritto, ma il telaio, lo sterzo e le sospensioni sono quelle giuste. Senza però dimenticarsi dello spazio e dell’abitabilità.

Video: la prova della Hyundai i20

Prova su strada Hyundai i20 2026: piccola SOLO nelle dimensioni!

Il design

Hyundai i20

L’i20, come detto, non aveva bisogno di cambiare, era già bella così. E la scelta di Hyundai di non rivoluzionare lo stile ne è un’ulteriore conferma. Rimangono le linee sportiveggianti, con il frontale aggressivo e con i fari a freccia, in cui si integrano le luci diurne a LED. Davanti si nota da subito la griglia ridisegnata, con il logo dell’azienda coreana spostato più in alto, mentre nella calandra si prende il suo spazio il radar. Nero lucido, come tanti dettagli sul paraurti. Fra questi, però, non c’è il vistoso splitter anteriore, che “urla” in contrasto alla colorazione Lucid Lime di questo esemplare.

Spostandosi sul lato, la i20 conferma la sua voglia di brillare. La fiancata è dinamica, “mossa” dalle tante nervature e esaltata dai cerchi da 17 pollici con design a stella. Sul montante C ritornano ancora una volta le tre nervature, mentre il nero lucido (optional da 600€) abbassa notevolmente la linea del tetto, dando alla segmento B di Hyundai un’anima ancor più sportiveggiante. E con il Lucid Lime, sta davvero bene.

Anche perché le finiture a contrasto si ribadiscono ulteriormente nel posteriore, dove si rivede il gruppo ottico coast to coast, che incornicia il logo Hyundai. L’i20 accoglie il nuovo paraurti, con dettagli nero lucido e argento che riprendono quanto già fatto vedere davanti. Le dimensioni rimangono, ovviamente, contenute: 4,06 metri di lunghezza, per 1,77 di larghezza.

Gli interni

Hyundai i20

Forse è dentro che la i20 sente “il peso degli anni”. La tecnologia di bordo è affidata ai due schermi da 10,25 pollici che fungono da infotainment e da display multifunzione. Ben posizionati, tutto sommato chiari, ma con un’interfaccia che non è freschissima e, seppur la fluidità non sia al top, si fanno comunque apprezzare per chiarezza. Tutte le funzioni sono facilmente raggiungibili, sfruttando anche gli shortcut sul volante e alla base del display centrale. Personalmente, non sono del tutto convinto dalla scelta dei “tasti touch” sotto al display, che trovo fin troppo facili da premere accidentalmente. Ma, in fin dei conti, è una questione di gusti.

Apple CarPlay e Android Auto sono integrati di serie, ahimé solo via cavo, c’è la base di ricarica wireless e anche i comandi del clima separati. Quello che si apprezza sull’i20 è soprattutto lo spazio a bordo. Per i passeggeri anteriori, che possono anche godere delle capienti tasche sulle portiere e di qualche vano portaoggetti sul tunnel centrale e per quelli posteriori. Sia per le gambe, sia per la testa. I sedili in tessuto hanno una buona imbottitura, e c’è anche una presa di ricarica di tipo C, mentre mancano le bocchette del clima. È funzionale, forse non sempre bellissima: seppur infatti il design non mi dispiaccia e la vettura rimanga molto solida, le finiture non sono sempre al top.

Altrettanto buono lo spazio per i bagagli. Si parte da 352 litri di capienza minima, fino ad arrivare ai 1.165 abbattendo il divanetto posteriore. Oltre ai ganci e alla retina portatutto, sulla i20 si può godere di un doppiofondo utile per nascondere gli oggetti di maggior valore e, se si dovesse caricare qualcosa di alto, la cappelliera scivola comodamente sui binari, in modo che non debba essere sganciata e riposta sui sedili (o peggio, dimenticata da qualche parte). Ottimo anche l’effetto dato dall’ambient light, che la sera colora di blu tutto l’abitacolo: l’atmosfera è quella giusta, simpatica senza risultare fastidiosa.

L’angolo Lumos: le modalità “curiose” dei due display

Hyundai i20

Come detto, le funzioni selezionabili sono tante. Si può controllare il clima, gestire i media e la navigazione. E regolare i vari settaggi degli ADAS. Ci sono tuttavia due “chicche” interessanti. La prima, in ordine di “posizione”, è la modalità parcheggiatore, che permette all’utente di oscurare totalmente lo schermo una volta consegnate le chiavi a un valet, in modo da tutelare la propria privacy. In bella vista c’è anche la modalità silenziosa, che disattiva le casse posteriori in modo da permettere un quasi totale silenzio a chi siede dietro. L’ideale, quando si viaggia con bambini che dormono.

Ma dal display centrale è anche possibile gestire il virtual cockpit. Se infatti normalmente il quadro segue i settaggi delle varie modalità di guida (cambiando il colore del contagiri in base alla scelta del guidatore), è possibile selezionare una visualizzazione più simpatica. Al posto di contachilometri e contagiri appaiono sullo schermo due cubi, che racchiudono al loro interno velocità e giri del motore e che “s’infuocano” una volta messa la vostra i20 in Sport. Chiari? Non esattamente, ma sicuramente molto scenografici.

Prova su strada

Hyundai i20

Divertente. Non c’è altro modo per definirla. L’i20, anche senza scomodare la N, rimane un’auto eccezionale da guidare. E un grande merito arriva dal peso contenuto. La versione esclusivamente termica della segmento B di casa Hyundai pesa 1.070 kg con il cambio manuale, circa 50 KG in più con l’automatico a sette rapporti di questa prova. Ma non è solo una questione di massa contenuta. Lo sterzo elettroattuato è duro il giusto, regalando un bel feeling senza però risultare eccessivamente pesante. E con un buon angolo, che permette di muoversi agilmente anche nelle vie più strette.

Hyundai i20

Ma il merito va anche alla taratura delle sospensioni, adeguata per un utilizzo cittadino, ma giusta anche se si vuole spingere un po’ di più. Insomma, morbida, ma non eccessivamente. Assorbe e copia il manto stradale, in modo da restituire al guidatore le giuste sensazioni. Il risultato è una vettura che risulta precisa e pulita. Il retrotreno è leggero, ma non ballerino e anche a velocità sostenute la i20 è un’auto sicura. Appunto, divertente, cosa che forse non ci si aspetterebbe dalla motorizzazione base. Ed è forse sotto il cofano che, in parte, la Hyundai dimostra comunque un’essenza da compatta più che da hot hatch.

Hyundai i20

Il 1.0 tre cilindri Smartstream G (T-GDI) eroga 90 CV e 172 Nm di coppia. Lo stile di guida che predilige il motore è sicuramente rilassato. Certo, risponde presente quando gli si chiede di più, ma non ci si può aspettare prestazioni super. E il DCT sette rapporti non è velocissimo, seppur sicuramente morbido nelle cambiate. Anche se comunque, considerando l’assenza di qualsiasi forma di elettrificazione, in città ha il piglio giusto per muoversi bene. E con un livello di comfort comunque soddisfacente: vibrazioni contenute come anche il rumore. A 130 km/h si viaggia intorno ai 3.000 giri/min.

I freddi numeri raccontano tutto questo, riassumendo prestazioni coerenti con quelle di una segmento B: la Hyundai i20 1.0 DCT copre lo 0-100 in 12,8 secondi, 1,3 secondi più lento rispetto alla corrispettiva manuale. La controparte automatica “pecca” anche in velocità massima, con un picco di 179 km/h contro i 181 km/h della sei marce.

I consumi

Hyundai i20

Parsimoniosa? Sì, ma non troppo. Senza l’ibrido, il 1.0 soprattutto in città non garantisce grandissime percorrenze. In base alle nostre prove, si viaggia nell’ordine dei 12 km/l, dato che sale ai 15 km/l a velocità autostradale. Con 20.5 km/l registrati invece sulle tangenziali a velocità codice. Sulla nostra prova durata oltre 1.000 km, il consumo medio è stato intorno ai 14 km/l. Un dato che va anche letto però nell’ordine dei percorsi fatti, con tanto traffico e con l’aria condizionata sempre accesa.

Una mano può arrivare dalle varie modalità di guida, che cambiano la risposta dell’acceleratore e la taratura del cambio automatico. Se la Sport guarda il più possibile alle prestazioni, in Eco l’i20 appare più rilassata. E il dato ringrazia. La differenza non è importantissima, ma comunque c’è e si nota. Il serbatoio da 40 litri riesce comunque a garantire circa 600 km di autonomia.

Gli aiuti alla guida

Hyundai i20

Cruise control adattivo, quasi perfetto. Preciso, facile da impostare sfruttando i tasti sul volante. Come anche i sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Certo, l’i20 si parcheggia agilmente (classica auto su cui si capiscono quasi subito gli ingombri), ma la dotazione aiuta. La retrocamera ha una qualità accettabile ed è ben posizionata. Insomma, nel caos della città con questa Hyundai ci si muove davvero bene. C’è anche il Lane Assist con mantenimento del centro della carreggiata. Una sorta di “mini” guida autonoma.

Hyundai i20

Il primo buono, il secondo meno: facile da attivare, accessorio anche interessante, a maggior ragione se si considera il segmento, ma non sempre preciso e fluido nel comando. C’è anche la lettura dei segnali stradali con relativo avvisatore acustico in caso di superamento del limite di velocità, c’è l’avviso di collisione e il rilevatore di stanchezza. Insomma, la dotazione è ricca, anche se su questo esemplare manca un accessorio fondamentale come l’angolo cieco.

Hyundai i20: quanto costa

Hyundai i20, spaziosa e divertente: è la segmento B migliore sul mercato?

19.900€, questo è il prezzo di partenza della Hyundai i20 nella sua versione Dark Line. Una sorta di entry level, mossa sempre dal 1.0 tre cilindri di questa prova. C’è poi la Connectline, per cui ci vogliono almeno 22.250€, con l’opzione del GPL allo stesso prezzo del benzina. Con il top di gamma, la Prime, disponibile da 23.750€. La dotazione di serie è molto ricca: rimangono come optional il tetto nero (600€) e il tech pack, oltre al cambio automatico. L’esemplare in prova, full optional, arriva a 26.750€.

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