Per la nuova Lotus Esprit ci sono V6 e V8 ibrido

Per la nuova Lotus Esprit ci sono V6 e V8 ibrido

V8 ibrida, naturale evoluzione di quella auto sportiva che Lotus pensò negli anni ’90. Ma anche V6, avvicinandosi all’Emira che nel frattempo si prepara a un “importante” upgrade. L’Esprit (o almeno, questo è il nome che con tutta probabilità sarà scelto per il progetto Type 135) prende un’eredità importante e cerca di portarla avanti nel modo più puro possibile, cercando tuttavia di adattarsi ai tempi che cambiano. Con l’obiettivo di superare, con il proprio modello di punta, i 1.000 CV, rimanendo però intorno ai 1.500 KG. L’idea è importante, ma soprattutto tiene fede alla filosofia di Colin Chapman.

Ambizione

Lotus Evija

Ibrida, per rispettare le normative sulle emissioni. Ma V8, «preservando gli aspetti essenziali del DNA Lotus, dell’ingegneria leggera e della dinamica di guida estremamente concentrata sulla pista», come raccontato dal CEO Feng Qingfeng agli investitori. L’azienda anglo-cinese dimostra così di voler perseguire una strada che, dall’elettrico, porta indietro ai motori a combustione interna. Certo, non è facile rispettare i canoni che ci si aspetterebbe da una sportiva con il logo giallo e verde sul cofano. In primis, la leggerezza, per mantenersi intorno all’obiettivo dichiarato di 1.500 KG.

«Un motore (elettrico, ndr) con 150 KW pesa fra i 75 KG e i 95 KG. Abbiamo raggiunto la tecnologia della Formula 1 per abbassarlo ad appena 20». E un simile discorso va fatto con il V8, che verrà sviluppato da Horse, azienda di proprietà del gruppo Geely. «Dal momento che partiremo da zero, verrà messo un sacco di impegno nello sviluppo del suo volume e del suo peso». Tecnologia a 800 V (ma non plug-in, allontanandosi così dalle concorrenti nell’ottica di un’attenzione al dato sulla bilancia) e doppia frizione a otto rapporti completano il pacchetto, con l’otto cilindri che con tutta probabilità finirà su un fuoristrada del gruppo più avanti.

Punto di contatto

Lotus Emira

Il ruolo che assumerà l’Esprit è importante. Da un lato, perché vuole rappresentare il passo avanti (e indietro) nella direzione dei motori a combustione interna. Quello dimostrato dall’Eletre X plug-in hybrid, che dimostra come Lotus abbia voluto allontanarsi dall’idea originale di elettrificazione al 100% entro il 2028. Dall’altro, perché vuole porsi come punto di contatto fra l’Emira (che il prossimo anno riceverà un importante upgrade) e l’Evija, l’hypercar inglese che ha dato il via a questo approccio “ibrido”. Il perché è stata riassunto da Feng Qingfeng: «nel segmento delle auto di lusso, i clienti vivono l’emozione di guidare una vettura con un grosso motore potente».

La Type 135 potrebbe prendere spunto dalla Theory-1, seguendo la filosofia del capo del design Lotus Ben Payne, che ad Autocar ha raccontato che «puoi costruire concept come un esercizio per valutare la reazione e dare una direzione da seguire, e lei è stata positivamente accolta». Le dimensioni potrebbero assomigliare ai 4,49 metri della supercar, mentre il prezzo potrebbe avvicinarsi ai 460.000€ della Ferrari 849 Testarossa, indicata dallo stesso CEO come principale rivale. La strada è tracciata, con le auto sportive che in futuro dovranno rappresentare un terzo del totale delle vendite di Lotus. Intanto si continua a lavorare all’Esprit: la sportiva è pronta all’85% pronta per la produzione, che avverrà nello stabilimento di Hethel.

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