«Il Future Plan è una necessità per portare il nostro gruppo nel prossimo decennio, senza far ricadere l’onere di tale trasformazione esclusivamente sui dipendenti», commenta Daniela Cavallo, Presidente del Gruppo e del Consiglio aziendale centrale di Volkswagen. Un bisogno, quello che hanno percepito a Wolfsburg. Qualcosa di fondamentale per poter arrivare al 2030 con le idee chiare, con una pianificazione precisa di quello che è il futuro dell’azienda.
Novità sulla gamma e sul processo produttivo

Il Future Plan 2030 avrà effetti su tutta la struttura di Volkswagen. L’impatto arriverà anche sulla gamma, che entro il 2035 verrà razionalizzata del 50%, riducendo la complessità del 75%. Ciò si traduce in meno modelli disponibili, con gli sforzi che verranno concentrati su ciò che va per la maggiore. Abbassare i costi, aumentare la produzione delle auto di successo, considerando però ciò che cercano i clienti di tutto il mondo, dall’Occidente all’Oriente. Così ci si vuole muovere, in un’ottica di semplificazione: e ciò passa anche da come le auto vengono prodotte.
Da un lato si guarda al programma Operational Excellence che punta all’efficienza del processo produttivo, in termini di costi, velocità e, di conseguenza, competitività. Dall’altro si punta a snellire la propria rete di stabilimenti. Si parla di un nuova struttura produttiva europea da sviluppare entro giugno 2027, con le sedi di Emden, Zwickau, Hanover e Neckarsulm che potrebbero dover chiudere (o cambiare mansione) fra il 2031 e il 2034. Con un “aggiustamento” di circa 50.000 posti di lavoro, fra manager e operai. Cambiamenti considerati necessari, visto anche il dato di 500.000 vetture prodotte in più rispetto alla domanda.
Nuovi mercati e un sistema più semplice

Volkswagen punta quindi sulla semplificazione: a livello di leadership, per velocizzare le scelte e aumentare il senso di responsabilità, ma anche a livello di management. Si parla di una “ricostruzione” del modello in uso nel Gruppo, in modo da migliorare le sinergie e ridurre i costi. Con il Consiglio di Sorveglianza che dovrebbe limitare i propri poteri, come di “limitazione” si parla quando si guarda al portafoglio di investimenti, che manterrà esclusivamente ciò che fornisce un chiaro contributo strategico e finanziario.
Il Future Plan 2030 ridisegna anche il modello di business in Nord America e, soprattutto, in Cina, dove ci si deve adattare alle maggiori aspettative di una clientela sempre più ampia. L’obiettivo sono nove milioni di veicoli venduti all’anno, con un profitto del 9% entro il 2030. Tradotto in numeri, un margine operativo di circa 31 miliardi di euro, a fronte di costi stimati in 37 miliardi e di investimenti nel campo della ricerca e sviluppo per 135 miliardi nel periodo 2027-2031. «Una necessaria trasformazione», come commentato da Olaf Lies, Presidente della Bassa Sassonia, per rispondere alla competizione internazionale.

