Il futuro dei data center non passa più solo dal silicio. A Singapore è appena stato svelato un prototipo che usa veri neuroni umani per elaborare dati e calcoli. Si chiama Biological Data Centre ed è il primo del suo genere fuori dall’Australia.
Il progetto nasce da una collaborazione tra diversi soggetti. Ci sono NUS Medicine, la scuola di medicina dell’Università Nazionale di Singapore, DayOne, operatore di data center con sede a Singapore e infine Cortical Labs, startup di Melbourne specializzata in biocomputing.
Il 6 agosto 2026 il prototipo è stato mostrato per la prima volta. Più di 80 persone tra aziende, università e aziende del settore tecnologico hanno assistito alla presentazione. Sul palco sono state mostrate le unità di calcolo CL1/Cortical Cloud in funzione. I visitatori hanno poi visto dal vivo l’attività di una rete neurale biologica reale.
Come funziona un data center biologico
Un Biological Data Centre non usa i tradizionali chip in silicio dei computer che ben conosciamo. Al loro posto ci sono neuroni veri, ottenuti da cellule staminali. Queste cellule vengono coltivate in laboratorio e poi collegate a microelettrodi. Il sistema, chiamato ”wetware”, va così ad elaborare informazioni proprio come farebbe il cervello umano.
Il vantaggio principale riguarda i consumi energetici. I data center tradizionali consumano moltissima energia. I neuroni biologici, invece, funzionano con una frazione di quella potenza. Per tale motivo, la tecnologia interessa così tanto al settore dell’intelligenza artificiale.
Un impianto da 20 unità, il primo al mondo gestito in autonomia
Il cuore del progetto è un sistema CL1 composto da 20 unità. Si tratta del primo rack server biologico gestito in modo indipendente al mondo. Le cellule vengono coltivate sotto la supervisione del professor Rickie Patani che dirige il programma di neurobiologia del NUS Life Sciences Institute.
Secondo Patani, coltivare neuroni umani veri apre una strada diversa e molto promettente. Il ricercatore parla di una piattaforma che aiuta a capire come impariamo e per Patani questo potrebbe accelerare la ricerca su farmaci e malattie neurologiche.
Le applicazioni: dalla robotica alla cybersecurity
Le potenzialità del biocomputing vanno oltre la ricerca medica. Il CEO di Cortical Labs, Hon Weng Chong, ha parlato di applicazioni commerciali reali. Tra i settori più promettenti ci sono robotica umanoide, cybersecurity e rilevamento delle frodi. Secondo Chong, i neuroni biologici imparano da pochi dati e si adattano ai cambiamenti.
Anche Jamie Khoo, amministratore delegato di DayOne, ha commentato il progetto. Per Khoo l’obiettivo è conciliare la crescita della potenza di calcolo con la sostenibilità. Singapore, ha spiegato, ha la ricerca, le infrastrutture e l’ecosistema giusto per guidare questo progetto.
Il prototipo di Singapore è oggi solamente un primo passo. L’obiettivo di lungo termine è costruire il primo Biological Data Centre su larga scala del Paese. Se il progetto dovesse funzionare, potrebbe cambiare il modo in cui si progettano i data center del futuro.
Fonte: NUS Medicine
[Immagine di copertina realizzata con AI]

