Nel garage di Mate Rimac c’è di tutto: BMW M, Mclaren, Ferrari, Bugatti e ovviamente le sue creazioni. Quelle che hanno dimostrato che l’elettrico può essere la risposta anche nel mondo delle hypercar. O almeno, questa era l’opinione che molti si erano fatti guardando ai risultati ottenuti dalla casa croata. Eppure, è lo stesso Presidente ad annunciare che tutti si sbagliavano e si sbaglieranno. Il futuro, in questo specifico settore, non sarà l’EV. Parola di chi ce l’ha portato.
Passo indietro?

Ma la motivazione è ciò che forse stupisce di più. Come ha dichiarato il CEO di Bugatti alla CNBC, «le performance stanno diventando davvero secondarie». La Cina è sicuramente una variabile da considerare, in quanto è da lì che «ti puoi prendere un’auto che è più veloce di qualsiasi sportiva di dieci anni fa per circa 50.000$», ma il più grande aspetto da considerare riguarda l’esperienza che il cliente vive a bordo delle hypercar.



Se infatti il futuro «per le auto normali, per le persone normali, sarà elettrico», è dove si sfiora il cielo che si continuerà a guardare alla meccanica più semplice e classica. Quindi via l’EV, via persino i virtual cockpit, e bentornato al passato. E, da un certo punto di vista, non dovrebbe stupire più di tanto, perché è esattamente ciò che sta accadendo nel mondo degli orologi. Come sottolineato dallo stesso Rimac, se il digitale arriva sui modelli di “fascia bassa”, quelli che devono prima di tutto essere pratici, chi investe cifre considerevoli in questi oggetti vuole prima di tutto un complicato capolavoro meccanico.
Il “modello” Bugatti

E a Molsheim ne stanno avendo una dimostrazione. Perché è vero che sulla Tourbillon è arrivato l’ibrido ad affiancare il V16 da 8.3 litri per una potenza combinata di 1.800 CV, ma è altresì vero che in Bugatti hanno già abbandonato l’idea di una hypercar elettrica come erede della Chiron e stanno invece valutando l’avvento del cambio manuale su alcuni modelli. Non è più una questione di cavalli e di accelerazione, è una questione di sentirsi speciali.




Come dimostra anche il programma Solitaire (con la Destrier come ultimo capolavoro) e più in generale il fatto che il cliente di Bugatti arriva a spendere 4.5 milioni e mezzo di dollari per un’auto, aggiungendone di media fra i 600.000 e i 700.000 per le personalizzazioni. Unicità, questo è ciò che cercano gli utenti di questo tipo. Velocità? Non per forza, anzi. Lo dimostra il fatto che la Rimac Nevera si vende molto meno rispetto alle sorelle francesi, nonostante i “soli” due milioni di euro di listino.

