Abbiamo imparato a conoscerla come una citycar estremamente compatta, ma perfetta, appunto, per l’ambiente urbano, tanto da diventare un successo mondiale in “soli” 30 anni di storia. Per Smart, la ForTwo fu l’inizio di tutto, fu il simbolo della propria identità. E ora, con il Concept #2, la casa tedesca è pronta a innovare la sua vettura più iconica. Qualche dettaglio in più potrebbe essere già svelato durante lo Smart Global Brand Event di Pechino, dove si conoscerà meglio anche la #6 EHD, la berlina ibrida dedicata la mercato cinese.
I nuovi modelli

È sempre difficile reinterpretare un’icona, anche se con il Concept #2 Smart ci sta provando. Dalle bozza presentata dalla stessa casa tedesca, emerge lo stile che si apprezza anche sulla #1, con fari anteriori di forma triangolare e una lunga striscia di led che corre da un lato all’altro, ma è ancora difficile immaginarsi come sarà una volta in strada. L’erede della ForTwo è “minimal”, coerente con la nuova visione “Love, Pure, Unexpected” del marchio. Le varie combinazioni di colore, unite ai numerosi dettagli che richiamano al mondo del fashion, completano il look della nuova citycar.




Ma al Global Brand Event non si parlerà solo di lei. Proprio a Pechino Smart ha deciso di portare la sua nuova (e prima) berlina: esclusivamente dedicata al mercato cinese, almeno per ora, la Smart #6 EHD si presenta come una fastback ibrida plug-in da 4,90 metri, ibrida plug-in, con un’autonomia dichiarata di 1200 km e con una potenza combinata di circa 430 cv, esteticamente figlia del Mercedes-Benz Global Design Team.
Cos’era la prima ForTwo?

“Citycar”, nel 1997, non è un concetto rivoluzionario, ma ciò che stupisce, con la ForTwo, è l’estremizzazione. Un’idea nata negli anni ’70 da un gruppo di ingegneri Daimler e portata avanti dal progetto NAFA, acronimo di Nahverkehrsfahrzeug (veicolo brillante per tragitti brevi), ma che vede la luce solo nel 1997, quando il progetto lo prende in mano il fondatore di Swatch Nicolas Hayek. Nasce così Smart, unione di “Swatch”, “Mercedes” e “Art”. E con la sua prima creazione, si capisce perché: la ForTwo è nelle auto ciò che Swatch è per gli orologi. Essenziale. 2,5 metri di lunghezza, 1,51 di larghezza. Si muove agilmente per le trafficate vie della propria città, si parcheggia forse ancor più facilmente. Ma esteticamente non è piatta, asettica: quel fascione che smuove la fiancata, i fari posteriori con i tre punti luce di forma ovale.

Una “stravaganza” che si ritrova tanto dentro quanto nelle soluzioni tecniche:il tre cilindri turbo da 599 cc con circa 50 cv si posiziona dietro, con la trazione che è ovviamente posteriore. L’inizio è travagliato: le vendite non decollano e non riescono quindi ad ammortizzare i costi di progettazione e produzione. I dissapori interni non mancano, tanto che nel 1999 termina la partnership fra Mercedes e Swatch. Eppure, si va avanti: si continua a puntare su un marchio a cavallo degli anni 2000 che accoglie la Cabrio, la stravagante Crossblade, fino ad arrivare, nel 2004, alla Forfour e alla Roadster. Anche se la storia di Smart rimane indissolubilmente legata alla ForTwo: e da oggi si scrive un nuovo capitolo.

