Dodge Charger, la Giulia a stelle e strisce da oltre 550 CV (termici)

Dodge Charger, la Giulia a stelle e strisce da oltre 550 CV (termici)

Americana, americanissima. D’altronde quando si parla di Dodge e lo si associa a Charger, non si può pretendere altro. Lo aveva dimostrato la risposta del pubblico alla variante elettrica: ma come, un simbolo delle muscle car ridotto al silenzio? E invece non è così. La sportiva a stelle e strisce ritorna (anche) con il caro e vecchio motore a scoppio, con un’anima divisa fra coupè (come agli albori) e 4-door (come nelle ultime generazioni). Dimentichiamoci i V8, almeno per adesso, ma godiamo di un SIXPACK che promette di superare gli HEMI.

Sei cilindri o elettrico?

Dodge Charger

Ce n’è per tutti i gusti, anche se la base è sempre la piattaforma STLA Large, che accoglie sui modelli Daytona l’architettura a 400 V, motori elettrici anteriori e posteriori, con tanto di sistema di disconnessione della meccanica frontale per migliorare l’efficienza (e forse, aumentare il divertimento). La batteria è da 100,5 KWh con potenza massima a 550 KW, con la Scat Pack che tocca i 670 CV. 0-100 in 3,3 secondi e un quarto di miglio in 11,5. Con i due radiatori passivi del sistema Fratzonic Chambered Exhaust che danno un timbro molto particolare anche all’EV.

Qualcosa che però non può avvicinarsi al suono del 3.0 biturbo SIXPACK, il sei cilindri da (almeno) 420 CV: componentistica forgiata, doppi alberi a camme e iniezione diretta a 350 bar che garantiscono, per la R/T, 634 NM di coppia, 0-100 in 4,6 secondi e 12,9 nei 400 m. Se si volesse esagerare, c’è anche la Scat Pack da 550 CV e 720 NM. Per arrivare a 100 KM/h si scende sotto i 4 secondi, 12,2 nel quarto di miglio. Si tratta, per entrambe le varianti, di miglioramenti importanti rispetto al 5.7 e al 6.4 V8 HEMI della precedente generazione. E con lo scarico valvolato, il sound è garantito.

Meccanica e tecnologia insieme

Dodge Charger SIXPACK

Non è più una muscle vecchia scuola, rumorosa, ma anche difficile da guidare. La Charger si prende multilink all’anteriore e Integral Link al posteriore, con tecnologia di smorzamento adattivo delle sospensioni, ma anche dischi Brembo ventilati da 16 pollici con pinze a sei pistoncini davanti e quatto dietro. Il tutto, però, con ciò che il 2026 offre. A partire dall’RWD attivabile sui modelli SIXPACK, passando per il sistema Line Lock (compreso nel Performance Handling Group), che consente «di pulire e riscaldare gli pneumatici». O, come diremmo noi, un burnout perfetto.

Ma sulla nuova Charger arrivano anche le differenti modalità di guida: dalla Eco, che distribuisce la coppia e “setta” i cambi marcia per privilegiare l’efficienza, passando per le Wet/Snow adatte ai fondi a bassa aderenza (e qui, la trazione integrale dà una grande mano), fino alla Sport che sensibilizza la risposta del cambio e dell’acceleratore, aprendo contemporaneamente le valvole di scarico. C’è l’Auto, quando non si vuole scegliere, ma anche la Custom, per ridefinire ogni singolo aspetto in base ai propri desideri.

Con un’attenzione particolare riservata ai modelli di punta. Su Daytona Scat Pack arrivano Track e Drag (per l’utilizzo in pista e le partenze ai semafori), ma anche Drift/Donut per usare una muscle car come “si deve”. Launch Control (particolarmente utile sui modelli termici, visti i turbo da “caricare”), Dodge Race Prep per gestire le temperature della batteria e Powershot per 40 CV in più. E mentre le Performance Pages danno dati in tempo reale, il Drive Experience Recorder registra audio e video dei propri giri in pista o dei propri lanci sul dritto per poterli rivivere in ogni momento.

Rifinita, tecnologica e con tanto spazio

Dodge Charger SIXPACK

E anche dentro la Charger prende la via del 2026. Virtual cockpit da 16 pollici con head up display, con lo schermo centrale che domina la plancia e le 64 ambient light del sistema Attitude Adjustment che colorano l’abitacolo a seconda della propria emozione. Un approccio tecnologico che si traduce anche in una dotazione ADAS ricchissima con Forward Collision Warning con frenata d’emergenza, Cruise Control adattivo con mantenitore di corsia e Active Driving Assist.

C’è il sensore angolo cieco (e il Turn Signal Active Blind Spot View, che mostra sul display centrale l’area considerata poco visibile) con Rear Cross Path Detection, ma anche sensori e telecamere per il parcheggio. Il tutto su una vettura che si può adattare alle esigenze di tutti: perché, se il design muscoloso è da vera muscle, la possibilità di una versione a quattro porte, definita hidden hatch, permette comunque 1.064 litri di capacità del bagagliaio e cinque posti.

About The Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *