Porsche, il futuro passa da 9.000 licenziamenti, una supercar e un mega SUV

Porsche, il futuro passa da 9.000 licenziamenti, una supercar e un mega SUV

Il primo obiettivo è quello di mantenere e accrescere la desiderabilità e l’esclusività delle vetture Porsche: «guidati dall’amore per le auto sportive», questo è il modo in cui la casa di Stoccarda si presenta al Capital Markets Day. Questa è la strategia che guiderà il brand verso il 2035. Si vuole accrescere il rendimento, beneficiando anche di maggiori economie di scala, senza però dimenticarsi del concetto di «value over volume» che da sempre rende le sportive tedesche fra le più desiderate (e sognate) del mondo. Il nome è complesso, Sportwagenschmiede ’35, ma l’obiettivo sembra essere chiaro.

Il brand

Logo Porsche

La nuova strategia di Porsche non vuole modificare nulla della sua essenza. Il brand continua a scommettere sull’esclusività e sulla performance, cercando così di mantenere il suo posizionamento “ibrido” fra sportività e lusso. Un punto a favore, che però non vuole rappresentare un “fermo” nel desiderio della casa tedesca di evolversi, dando ancor più possibilità di personalizzazione e andando così nella direzione di un prodotto ancor più “ricco”: l’obiettivo è quello di aumentare le vendite dei veicoli top di gamma di un 20% nel medio termine, sfruttando anche il programma Sonderwunsch, così da fondare un’area di esclusività dell’azienda (insieme a Manufaktur).

Sì, perché Porsche punta a raggruppare le sue attività in tre aree: oltre alla sopracitata Exclusiveness, ci sarà Heritage e Performance, che includerà anche Manthey, di cui la casa di Stoccarda ha acquisito il 67% delle quote. Innalzare la qualità percepita del prodotto e del servizio di manutenzione, riducendo i costi della garanzia del 45%: così l’azienda tedesca conta di muoversi nel medio termine. E nello stesso periodo si punta ad aumentare il rendimento operativo sulle vendite del gruppo fra il 10 e il 15%, creando un margine di flusso nel settore automotive fra il 9 e il 12%.

I prodotti

Porsche 911 S/T Sonderwunsch

La 911 rimane, ovviamente, la pietra miliare di Porsche, che però punta a semplificare e diversificare. Da un lato c’è l’idea di puntare maggiormente sui prodotti top-end, riducendo la complessità di tutti i modelli della gamma del 20%, rafforzando la propria presenza nei segmenti D ed E; dall’altro c’è il desiderio di rendere l’iconica sportiva ancor più esclusiva (scommettendo sulle versioni più “importanti”), concentrandosi allo stesso tempo su due nuovi modelli: una supercar a motore centrale e un superSUV, da posizionare più in alto rispetto a 992 e Cayenne. Primi passi di una strategia che punta a un nuovo modello brand-defining all’anno entro il 2030.

Guardando ovviamente all’evoluzione delle tecnologie, Porsche punterà su un approccio multi-energy: affianco alle auto a benzina, Stoccarda lavora sul plug-in e sulle vetture elettriche. E in tal senso va letto lo sviluppo di modelli con due e quattro porte, oltre alla collaborazione con Audi (destinata a intensificarsi) e a portare con sé un maggior utilizzo delle piattaforme PPE e PPC. Si aspettano le versioni totalmente EV di 718 Boxster e Cayman, previste per il 2028, insieme a un nuovo B-SUV che affiancherà l’attuale Macan, offrendo però alternative alle sole batterie dell’ultima generazione.

L’azienda

Porsche Lipsia

Più veloce, più flessibile, più produttiva, in modo da raggiungere il pareggio di bilancio già prima delle 200.000 vetture. Porsche punta a raggiungere questo obiettivo riducendo innanzitutto il costo di sviluppo dei modelli futuri del 20%. Anche il reparto vendite e distribuzione verrà reso più efficiente del 20%. Un maggior utilizzo di componenti condivisi una diminuzioene del costo del materiale del 10%. mentre Porsche Engineering e Porsche Digital verranno incluse nella neonata Porsche Technologies. Lo sguardo è onnicomprensivo, come dimostra la scelta di vendere parte delle quote di Rimac e Bugatti Rimac, come l’accordo con MHP.

Così, l’approvazione del Future Package (che affianca il Sportwagenschmiede ’35), prevede una riduzione degli incarichi manageriali del 40% e della forza lavoro del 25% nel medio termine e del 30% nel lungo periodo. E in tal senso va letta la diminuzione delle spese del personale di un 30%, corrispondente a circa 9.000 posti di lavoro in meno (almeno per ora). Porsche parla di un dialogo con le associazioni sindacali e di un desiderio di stabilità per la core workforce del gruppo, e punta anche su bonus più strettamente connessi ai successi dell’azienda, tutti contenuti in un programma dedicato da presentare entro il 2028.

Gli obiettivi

Porsche Stoccarda

Sportwagenschmiede ’35 punta così ad aumentare la competitività senza rinunciare però alla filosofia «Value over Volume». Si vuole un maggior profitto su ogni singolo veicolo, riducendo i costi e aumentando l’attrattività. Porsche punta così a un ritorno operativo fra il 10 e il 15% nel medio periodo, con un margine netto fra il 9 e il 12% nello stesso arco temporale. Il target di vendite è stimato fra i 41 e i 45 miliardi di euro, con le aspirazioni che si alzano necessariamente quando si guarda più in là.

Il Sportwagenschmiede ’35 richiede una struttura più organizzata (fondamentale, soprattutto, quando si punta a un mercato più di lusso), ma dovrebbe generare ancor più stabilità e resilienza, abbassando così il break-even point a meno di 200.000 unità vendute. Liquidità netta compresa fra il 15 e il 20% nel settore automotive, oltre a un approccio più prudente che segue una naturale diminuzione degli investimenti dopo il picco del 2026. Il tutto, mantenendo comunque uno sguardo attento sulla Cina.

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