Bye bye, au revoir. Arrivederci, al sogno americano di Polestar. A partire dal 2027, la casa svedese, di proprietà di Geely, non potrà più vendere i propri modelli negli USA. Alla base c’è una violazione della Connected Vehicle Rule, legge introdotta da Biden e mantenuta dal governo Trump. Male? Sì, ma non malissimo. Perché con il 94% dei veicoli venduti al di fuori degli Stati Uniti, la Stella Polare seguita dai vertici del gruppo cinese sembra puntare in altre direzioni. A partire proprio dall’Europa.
Ma perché?

Nel 2025 il Bureau of Industry and Security annuncia l’entrata in vigore della Connected Vehicle Rule. L’idea è di proibire la vendita di vetture che in qualche modo siano connesse a industrie cinesi o russe. Il timore è che, sfruttando i software installati sulle auto, le aziende (e i governi) possano entrare in possesso di informazioni sensibili. La legge si articola, di fatto, in due provvedimenti: nel 2027 si chiude la vendita dei veicoli che utilizzano software di compagnie provenienti dalla Cina o dalla Russia, mentre nel 2030 si “banna” ogni tipo di hardware VCS.
La presenza di questa norma, unita al desiderio del governo Trump di difendere i prodotti nazionali (anche nel mercato automotive) sta mietendo le prime “vittime”. E fra queste c’è, appunto, Polestar, casa sì svedese, ma di proprietà del gruppo Geely. La cosa paradossale è, mentre il marchio “premium” saluta, Volvo ha ottenuto una deroga in maggio.
Born in the USA

“L’attacco” qui riguarda il marchio Polestar a tutto tondo. Questo significa che ad essere allontanati dal mercato americano sono anche gli esemplari prodotti nello stabilimento di Ridgeville, nella Carolina del Sud. Perché è vero che la maggior parte delle Polestar 3 assemblate qui finiscono in altri Continenti, ma una parte è (o meglio, era) destinata anche ai concessionari statunitensi. Ma game over, per il futuro a Stelle e Strisce dell’azienda, che ora dovrà preoccuparsi di vendere gli ultimi esemplari. E, nonostante le promesse di assistenza post-vendita, non sarà facile. D’altronde, chi vorrebbe un’auto nuova di un marchio che non esiste più nel tuo Paese?
La legge di Biden, tuttavia, rischia di colpire anche due simboli dell’automotive statunitense come Lincoln e Buick. La questione qui non è la proprietà (rispettivamente Ford e GM, quindi squisitamente USA), quanto la produzione di Nautilus ed Envision: la prima viene assemblata a Hangzhou, la seconda a Shangai. E con la Connected Vehicle Rule, che sostanzialmente va a riguardare ogni veicolo in qualche modo collegato alla Cina (sia per proprietà, sia anche solo per costruzione), anche questi due modelli sono a rischio.
Il ritorno al Vecchio Continente

La sensazione è che, almeno per Polestar, questo non sia il peggiore dei mali. Per conferma, basta guardare ai dati: nel primo quadrimestre del 2026 il 94% dei veicoli del marchio sono stati venduti fuori dagli Stati Uniti. Ed è probabilmente ciò che spiega la decisione dell’azienda di non contrastare quanto varato da Washington.
Insomma, si vuole puntare su altri Paesi. Perché d’altronde, come sottolineato dallo stesso CEO Micheal Lohscheller, il mercato sta acquisendo delle logiche regionali e i numeri degli ultimi due anni hanno dimostrato che il più grande motore di crescita, per il marchio svedese, è proprio l’Europa. Certo, fra America Latina, Sud-Est Asiatico e Canada, non ci si vuole sicuramente limitare, ma si crede soprattutto nelle potenzialità del Vecchio Continente, che si farà con tutta probabilità casa della nuova Polestar 7.






